Un diritto non è ciò che ti viene dato da qualcuno; è ciò che nessuno può toglierti. (Giudice Tom C. Clark)

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Alleanza tra giustizia e fine vita: l’arma in più dei referendum

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dell’avvocato Alessandro Gerardi, Il DubbioNews 10 agosto 2021

Il referendum sull’eutanasia legale, promosso dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, e i sei quesiti referendari sulla “giustizia giusta” targati Partito Radicale e Lega, molto probabilmente raggiungeranno l’obiettivo delle 500mila firme entro il prossimo 30 settembre. In realtà per i referendum sulla giustizia la raccolta firme potrebbe interrompersi in questo preciso istante, dal momento che cinque Consigli regionali (Sicilia, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Umbria) si sono già espressi positivamente, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione. Ciononostante i proponenti, lungi dal desistere, puntano ad ottenere la più ampia partecipazione popolare possibile con l’obiettivo di lanciare un segnale al Governo e al Parlamento, i quali, non dimentichiamolo, saranno chiamati nei prossimi mesi a completare la riforma della giustizia penale e quella relativa al Csm e all’ordinamento giudiziario. Una volta terminata la fase della raccolta firme, le sottoscrizioni referendarie dovranno superare le verifiche e i controlli ad opera della Corte di Cassazione; dopodiché i promotori dovranno ottenere il via libera (per nulla scontato) della Corte costituzionale in merito all’ammissibilità di ogni singolo quesito referendario. Se tutti questi passaggi verranno superati, come si spera, l’anno prossimo potremmo finalmente confrontarci in un importante momento di partecipazione democratica. Qualcuno, anche all’interno dell’avvocatura, ha criticato questo appuntamento referendario; c’è chi lo ha definito  “espressione di populismo”, altri hanno parlato addirittura di “pericolo per la democrazia”. Nulla di più errato, il referendum è uno strumento di democrazia diretta che consente ai cittadini di pronunciarsi su temi e argomenti che il Parlamento non sa (o non vuole) porre al centro dell’agenda politica. Sull’eutanasia e sulla separazione delle carriere, ad esempio, sono state depositate in Parlamento due proposte di legge di iniziativa popolare, eppure le forze politiche non sono mai riuscite a discuterle seriamente, giudicandole troppo “divisive”. L’eutanasia, ossia il tema della qualità della vita e il diritto all’autodeterminazione dell’individuo fino all’ultimo istante della propria esistenza, così come il tema della riforma organica della giustizia, sono sempre stati considerati argomenti politicamente molto “sensibili” (solo dalle forze politiche, però, perché i cittadini la pensano diversamente, basta vedere le lunghe code di elettori che si recano ai banchetti per sottoscrivere i quesiti referendari), e quindi adesso, di fronte alla paralisi del Parlamento, potrà essere finalmente il corpo elettorale a dire la sua. Tutti i quesiti referendari, compreso quello sull’eutanasia legale, riguardano la “giustizia”, ossia il rapporto tra lo Stato e i cittadini, e si pongono in controtendenza rispetto alla cultura demagogica e forcaiola a cui tutte le forze politiche, con accenti e in misura diversa, si sono adeguate nel corso di questi ultimi anni. Volendo azzardare uno scenario siamo portati a credere che in queste ore i due comitati referendari, quello sull’eutanasia  e quello sulla giustizia, sperano di riuscire nell’impresa di arrivare entrambi alle urne per rafforzarsi a vicenda. Sappiamo infatti che a differenza delle elezioni politiche, per le consultazioni referendarie l’astensione può produrre il risultato di non far approvare i quesiti, pertanto coloro che non condividono l’oggetto del referendum in genere preferiscono astenersi in modo da sommare il proprio “no” all’astensione fisiologica (sempre presente in ogni competizione elettorale). In pratica l’uso dell’astensione come arma politica per far fallire un referendum dà un vantaggio in partenza ai sostenitori del “no”. Da questo punto di vista, pertanto, è facile prevedere che quanto più saranno diversi ed eterogenei i quesiti referendari su cui i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi, tanto più ne risulterà incentivata la partecipazione popolare, il che non potrà che facilitare il raggiungimento del quorum. Del resto già nel corso di questa prima fase di raccolta firme è stato possibile constatare un evidente “effetto traino” tra i vari quesiti referendari: è  capitato infatti che coloro che si sono avvicinati a un banchetto per firmare i referendum sulla giustizia, poi hanno sottoscritto anche quello sull’eutanasia, e viceversa. Ma si tratta di scenari ancora prematuri, ciò che conta, al momento, è raggiungere l’obiettivo delle 500mila firme entro il 30 settembre. Per farlo sarà decisivo l’apporto che noi avvocati riusciremo a garantire ai promotori del referendum nella veste di autenticatori, così come ricordato anche da una recente comunicazione del Consiglio Nazionale Forense.

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