Un diritto non è ciò che ti viene dato da qualcuno; è ciò che nessuno può toglierti. (Giudice Tom C. Clark)

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Comune e Atac: quinta condanna per grave discriminazione contro i disabili

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Fonte: ilcaffe.tv

La condanna per discriminazione contro i disabili che il Tribunale di Roma ha inflitto ad Atac il 26 maggio è solo l’ultima sentenza di questo tipo ricevuta dal 2014 a oggi dalla municipalizzata di trasporti romana. Il caso ha riguardato nello specifico un giovane disabile sulla sedia a rotelle, rimasto bloccato lo scorso settembre prima nella stazioni di Eur Palasport e poi in quella di Eur Magliana per un guasto agli ascensori. La causa è stata vinta grazie all’assistenza legale dell’associazione Luca Coscioni. “Ad Eur Magliana – dichiarato a il Caffè di Roma l’avvocato Alessandro Gerardi dell’associazione Coscioni – la persona disabile è stata per un‘ora senza assistenza. Ha chiamato i carabinieri che lo hanno aiutato ad uscire prendendolo in braccio.  A Palasport invece l’addetto dell’Atac gli ha consigliato di uscire ad un altra stazione dove poter prendere un autobus”. L’azienda dei trasporti romana è stata condannata a versare al disabile 1000 euro e a ripristinare la funzionalità degli ascensori.

Altre condanne ricevute per lo stesso motivo 
Non è la prima volta che Atac riceve una sentenza di questo tipo in base alla legge 67/2006 sulla discriminazione dei disabili, in seguito a cause intentate da alcuni cittadini che si sono rivolti all’associazione Luca Coscioni per ottenere assistenza legale. Nel 2012 è arrivata una condanna al Comune di Roma, colpevole di non aver reso possibile a un disabile l’accesso ad alcune fermate degli autobus ubicate nel centro storico per la presenza di barriere architettoniche. Nel 2014 è arrivata la seconda sentenza contro l’azienda di trasporto pubblico della capitale e il Comune di Roma. Un giovane disabile di 14 anni era rimasto bloccato nella fermata metro di Cinecittà per due volte e una in quella di Cipro. L’ascensore e i serviscala delle stazioni non erano in funzione e mancava il personale in grado di  farli funzionare. Il giudice aveva condannato Atac per non aver predisposto il personale idoneo  per far funzionare ascensori e servoscala e per non aver informato l’utenza che gli impianti erano disattivati, e il Comune di Roma per omessa vigilanza.  Nel 2017 è stata emessa una seconda sentenza sfavorevole all’ Atac e all’amministrazione capitolina a causa del mancato abbattimento delle barriere architettoniche delle stazioni della metro Flaminio e Piazza di Spagna, e per il mancato funzionamento degli ascensori nella fermata “Subaugusta”.  Due giovani disabili erano rimasti intrappolati nella metro per ben due volte a causa del mancato funzionamento degli ascensori e del servoscala.  Risale infine al 2018 la penultima condanna inflitta ad Atac, arrivata in seguito alla denuncia di un giovane disabile rimasto bloccato nella metro nelle stazioni Policlinico e Furio Camillo. Nelle fermate non era in funzione l’ascensore, il servoscala era assente e l’azienda non aveva informato gli utenti del disservizio.

Le spiegazioni dell’Atac
Da Atac, contattata dal Caffè di Roma per sapere quali azioni sta intentando per garantire la mobilità dei disabili, fanno sapere di essere dispiaciuti per la situazione incresciosa che si è creata. E ribadiscono di essere impegnati a 360 gradi per risolvere i problemi e sensibilizzare il personale. L’azienda invita le persone disabili a contattarla per conoscere le situazioni. Sul sito è possibile consultare se gli ascensori e i servoscala sono attivi. Sempre da Atac fanno sapere che alcuni problemi relativi all’accessibilità nascono dal fatto che alcune stazioni della linea metropolitana sono state costruite prima dell’emanazione della legge sull’accessibilità dei disabili. L’azienda cerca di differenziare le attività di manutenzione per minimizzare i disagi e consulta i disabili sul tema dell’accessibilità. Da Atac infine informano che il Ministero dei Trasporti ha stanziato in totale 400 milioni per il trasporto pubblico locale che il Comune di Roma sta trasformando in azioni operative.

Le critiche dell’associazione Luca Coscioni
Dall’avvocato Alessandro Gerardi dell’associazione Luca Coscioni è arrivata una dura critica ad Atac e del Comune di Roma: “L’azienda di trasporto pubblico della capitale non garantisce l’accessibilità alle persone disabili. Dopo le sentenze di condanna qualche lieve miglioramento nel servizio c’è stato, ma è ancora insufficiente.  Atac paga le sanzioni inflitte, ma non si attiva per adottare i modelli tecnici organizzativi per superare le criticità rilevate. Basta farsi un giro per vedere molti impianti fuori uso. A Subaugusta per esempio, in passato gli impianti venivano disattivati dopo le 19 perché non c’era il personale addetto a farli funzionare”. L’avvocato ha continuato affermando che: ”L’organizzazione aziendale e la formazione del personale rispetto all’accessibilità sono carenti. C’è negligenza.  Se un ascensore è guasto da tempo Atac sostiene che non è sua responsabilità, perché segnala alle ditte incaricate di effettuare le riparazioni necessarie, che hanno bisogno di tempo per essere effettuate.  Noi non pretendiamo che un guasto venga riparato in 24 ore. Ma tra un giorno e 8 mesi c’è una via di mezzo. E’ impensabile che ci possa essere un ascensore, come quello nella stazione Castel Fusano della Roma Lido che è rimasto fermo per più di un anno”. Rispetto alle motivazioni che hanno determinato la condanna dell’azienda di trasporti per discriminazione Gerardi ha spiegato che:”Atac ha perso le ultime cause anche perché non aveva informato l’utenza dei guasti. Il tribunale ha detto che deve attivarsi per comunicare agli utenti se gli ascensori e i servoscala non funzionano. Ma non basta scrivere sul sito o sul display della stazione che un ascensore è rotto, se quest’ultimo non funziona per un anno. L’azienda deve dare un servizio sostitutivo, altrimenti deve intervenire per abbreviare i tempi di riparazione dei guasti. Atac infatti ha l’obbligo di garantire la manutenzione e il funzionamento in condizione di sicurezza degli impianti di traslazione.  Non può mettere un avviso e aspettare dodici mesi”.

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